
agosto 26, 2008
agosto 03, 2008
a present for me
ti accorgi che il vento
ti soffia sul viso
e ti ruba un sorriso.
La bella stagione
che sta per finire
ti soffia sul cuore
e ti ruba l'amore.
A mano a mano
si scioglie nel pianto
quel dolce ricordo
sbiadito dal tempo
di quando vivevi
con me in una stanza
non c'erano soldi
ma tanta speranza.
A mano a mano
mi perdi e ti perdo
e quello che è stato
mi sembra più assurdo
di quando la notte
eri sempre più vera
e non come adesso
nei sabato sera ma...
Dammi la mano e
torna vicino
può nascere un fiore
nel nostro giardino
che neanche l'inverno
potrà mai gelare
può crescere un fiore
da questo mio amore per te.
E a mano a mano
vedrai con il tempo
lì sopra il tuo viso
lo stesso sorriso
che il vento crudele
ci aveva rubato
e torna fedele
l'amore è tornato ma...
Dammi la mano
e torna vicino
piò nascere un fiore
nel nostro giardino
che neanche l'inverno
potrà mai gelare
può crescere un fiore
da questo mio amore per te."
agosto 02, 2008
rigurgito antiscout
immaginate che dopo mesi di lontananza finalmente si rivedano
che decidano, come ogni anno, come ogni fine settimana di luglio, di andare insieme ad un festival a Scap***
immaginate...
adesso visualizzate le tende tese montate una vicina all'altra
tutte vicine vicine
amici di nuovo come sempre, come da sempre
si passa la nottata a ballare, bere vino, ridere, conoscere gente
poi stremati si torna a dormire qualche ora...
adesso amici, carissimi amici
immaginate un gruppo di stronzi, i cari colleghi di fazzolettone
quelli che cantano mentre camminano
che cantano mentre mangiano
che cantano mentre bevono
che cantano mentre cagano
che cantano mentre dormono
che cantano sempre.
quelli.
quelli che ti fanno spostare la tenda alle sette del mattino
perchè hanno prenotato.
ma mò io dico...
ma baden powell non se li poteva fà tre quarti di cazzi suoi?!
per chi ne volesse sapere di più...clicchi sul link e si faccia un'idea...
http://it.wikipedia.org/wiki/Robert_Baden-Powell
luglio 21, 2008
postcard#1
scenario estivo in una domenica di mare.
la città finalmente è vuota, le strade sembrano essersi dilatate, all'improvviso.
parcheggio per aspettarlo e guardo.
come al solito rubo minuti di vita altrui, flash di conversazioni fugaci, poche battute, gesti.
per costruirci sopra storie piene di particolari. osservo le scarpe, prima di ogni cosa, per cogliere segnali di personalità.
lui scende dalla fiat tipo verde scuro, è molto alto, calvo, indossa degli occhiali grandi e doppi, una canotta e dei pantaloncini di tessuto sintetico colorati.
lui scende dalla macchina, le apre lo sportello, accompagna i suoi movimenti, la aiuta a portare le borse del mare.
camminano insieme distrattamente, fino al portone di casa. frettolosi e ineleganti.in silenzio.
ha fatto molto caldo, il mare stanca, la città non è accogliente.
salgono a posare le borse. lui riscende per primo, sistema altre cose in macchina.
poi lei, di nuovo giù al portone.
gli corre incontro, lo abbraccia forte, lui la rassicura stringendola di più, appoggiandole la testa sui capelli. a lungo.
io sono lì a raccogliere spezzoni di emozioni altrui per costruire storie nella mia testa.
per costruire il loro dialogo sereno dopo una giornata al mare.
mentre aspetto.
aspetto te.
C.
luglio 06, 2008
order
mi dispiace.
questo è tutto.
ho pensato alle tue parole mescolate alle mie in una conversazione di cui ora non ricordo nè il principio nè la fine.
ho perso il senso delle frasi ed il loro ordine.
mi è rimasto soltanto un dispiacere irrazionale.
non credo sia sempre necessario conoscere a lungo le persone per stabilire con loro un'affinità ed apprezzarle.
questo è proprio quello che mi è successo con te.
perchè è vero, non ci conosciamo; eppure ho di te un pensiero così piacevole da scordare tutto quanto il resto.
le amicizie non si improvvisano da un giorno all'altro e neppure possono essere programmate
però puoi desiderarle e coltivarle perchè rimangano nel tempo, al contrario di altre relazioni.
è per questo che ti scrivo e lo faccio con tutta la sincerità di cui sono capace.
ci tengo davvero ad esserti amica, a non perdere la possibilità di conoscerti
e la coltiverò un'amicizia con te se e quando ci saranno le condizioni e la volontà.
non credo di sbagliare a desiderare che accada.
e stavolta spero di essere stata comprensibile
le parole sono strumenti delicatissimi.
C.
aprile 24, 2008
aprile 04, 2008
homesweethome
non sul blog, certo.
sono tornata nella piccola cittadina di provincia che mi ha dato i natali.
ed è tutto da ristabilire, insomma non è che dopo sei anni puoi dire che è ancora la tua città...
per niente.
non c'è più niente di te.il tuo bar, i tuoi amici, il motorino, i pensieri leggeri. niente di niente.
tu non sei e se qualcuno ti riconosce per strada sei una che è tornata. ma per poco. non c'è traccia di te.
e quando ne trovi una, magari un posto che ti ricordi una serata, non fa più parte di come sei.
mi dispiace per lo sfogo malinconico ma non volevo parlare di questo.
insomma mi lamento.mi lamento di essere tornata casa, dovei miei, poverini, fanno di tutto per non farmi deprimere.
e qualche volta ci riescono.
l'altro pomeriggio sono andata in una casa famiglia (prima si chiamavano orfanotrofi-e faceva paura solo nominarli-adesso sembra più bello pronunciare il loro nome, ma è lo stesso) e ho domandato alla responsabile dell'associazione se potevo rendermi utile per aiutare i bambini a svolgere i compiti.
detto così sembra che io abbia l'anima della missionaria.
no.
volevo impiegare il mio inutile tempo. volevo avere qualcosa da fare. è questa la verità.
nessuno spirito solidale.
lei mi accoglie gentile, mi fa visitare il centro che subito mi sembra piacevole, caldo, pulito. lei è grossa e rassicurante, si vede che è buona e sta sempre lì con i bambini. ce ne sono sette.
quando entro nel dormitorio la vedo subito, è la prima bambina che vedo. è timida, e solo una timida può capirlo. sta appoggiata allo stipite della porta, ha sette anni, due treccine sulla testa, i capelli biondi e una tuta rosa.
è triste. di una tristezza che non si definisce.
comincia a seguirci, mentre la tipa mi spiega cosa posso fare, cosa serve e io l'ascolto interessata ma con la coda dell'occhio guardo la bambina che sta attaccata alla mia borsa.
e sento una fitta alla bocca dello stomaco. forte, lunga, impietosa.e vorrei non pensare che in fondo è un bel posto. perchè, in fondo, non lo è.
prima di andare via, con un filo di voce e la testa bassa, la bambina mi chiede se ci saremmo riviste.
perchè lei voleva fare i compiti con me. mi aveva scelto. e adesso dovevo tornare, per lei, perchè in silenzio le avevo fatto una promessa che non potevo non mantenere.
e la fitta è diventata più forte, violenta, feroce.
perchè volevo stringerla, stringerla e basta.
perchè non ho provato pena ma solo rabbia.
rabbia di saperla lì,dove tutto sembra normale ma non lo è.
rabbia di pensare che i bambini non è sempre meglio metterli al mondo.
C.