aprile 24, 2008

aprile 04, 2008

homesweethome

sono tornata.
non sul blog, certo.
sono tornata nella piccola cittadina di provincia che mi ha dato i natali.
ed è tutto da ristabilire, insomma non è che dopo sei anni puoi dire che è ancora la tua città...
per niente.
non c'è più niente di te.il tuo bar, i tuoi amici, il motorino, i pensieri leggeri. niente di niente.
tu non sei e se qualcuno ti riconosce per strada sei una che è tornata. ma per poco. non c'è traccia di te.
e quando ne trovi una, magari un posto che ti ricordi una serata, non fa più parte di come sei.
mi dispiace per lo sfogo malinconico ma non volevo parlare di questo.
insomma mi lamento.mi lamento di essere tornata casa, dovei miei, poverini, fanno di tutto per non farmi deprimere.
e qualche volta ci riescono.
l'altro pomeriggio sono andata in una casa famiglia (prima si chiamavano orfanotrofi-e faceva paura solo nominarli-adesso sembra più bello pronunciare il loro nome, ma è lo stesso) e ho domandato alla responsabile dell'associazione se potevo rendermi utile per aiutare i bambini a svolgere i compiti.
detto così sembra che io abbia l'anima della missionaria.
no.
volevo impiegare il mio inutile tempo. volevo avere qualcosa da fare. è questa la verità.
nessuno spirito solidale.
lei mi accoglie gentile, mi fa visitare il centro che subito mi sembra piacevole, caldo, pulito. lei è grossa e rassicurante, si vede che è buona e sta sempre lì con i bambini. ce ne sono sette.
quando entro nel dormitorio la vedo subito, è la prima bambina che vedo. è timida, e solo una timida può capirlo. sta appoggiata allo stipite della porta, ha sette anni, due treccine sulla testa, i capelli biondi e una tuta rosa.
è triste. di una tristezza che non si definisce.
comincia a seguirci, mentre la tipa mi spiega cosa posso fare, cosa serve e io l'ascolto interessata ma con la coda dell'occhio guardo la bambina che sta attaccata alla mia borsa.
e sento una fitta alla bocca dello stomaco. forte, lunga, impietosa.e vorrei non pensare che in fondo è un bel posto. perchè, in fondo, non lo è.
prima di andare via, con un filo di voce e la testa bassa, la bambina mi chiede se ci saremmo riviste.
perchè lei voleva fare i compiti con me. mi aveva scelto. e adesso dovevo tornare, per lei, perchè in silenzio le avevo fatto una promessa che non potevo non mantenere.
e la fitta è diventata più forte, violenta, feroce.
perchè volevo stringerla, stringerla e basta.
perchè non ho provato pena ma solo rabbia.
rabbia di saperla lì,dove tutto sembra normale ma non lo è.
rabbia di pensare che i bambini non è sempre meglio metterli al mondo.
C.